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Spirito collettivo. Anima familiare. Le Costellazioni familiari


Scritto da Maria Grazia Maremmi




Il grande abbraccio di Bert Hellinger

Dieci anni fa su consiglio di Riccard Hoffman, caro amico e collega, ho conosciuto le Costellazioni Familiari. Era la prima volta che arrivavano in Italia; le portava a Trieste Jacob Snaider, un grande costellatore a cui resto molto riconoscente.
In quel momento, insieme a tutti gli italiani presenti, non conoscevo ancora niente di quel lavoro. Sapevo solo che chi me lo aveva consigliato era un professionista serio che stimavo e questo bastava a darmi la convinzione che quel seminario di tre giorni mi avrebbe dato qualcosa di importante per la mia professione, e come sosteneva Riccard anche per la mia vita.
Non sapevo che avrei scoperto un modo nuovo di guardare la vita, il mio lavoro, la mia famiglia, la mia storia, la storia di tutte quelle persone che amavo, e di quelle che cercavo di aiutare in terapia.
Non sapevo che dopo un primo momento di sconcerto e sorpresa -“dove sono capitata?”- quel lavoro avrebbe carpito la mia anima, il mio cuore e la mia testa.
A due mesi da quell’incontro Hellinger arrivava a Verona, l’occasione per me…! e decisi di iscrivermi all’ennesimo corso di formazione. Alla soglia dei miei cinquantacinque anni di certo pensavo ormai concluso il tempo della “scuola” e invece…“gli esami non finiscono mai” a dirla con le parole del grande Eduardo.
Fui felicissima di ripartire e ancora oggi, a distanza di dieci anni da quel primo passo, quel seminario di base della “mia  nuova formazione”, continuo a prendere treni per raggiungere Hellinger ogni volta che lavora a Roma, Bolzano, in Austria. Per seguire la sua evoluzione costante, seguire il suo pensiero che, come egli stesso sostiene, va verso nuove sponde e accompagna i grandi mutamenti epocali che negli ultimi anni stanno cambiando così significantemente la vita dell’uomo, affinando la sua visione umana e spirituale dell’esistenza.

Alla ricerca continua di un nuovo livello di coscienza


L’Uomo nel tempo e nello spazio…  Che arriva da oltre il tempo e lo spazio. Nel lavoro di Hellinger si può vedere quanto il passato sia parte del presente, e il futuro sia inserito nel presente.
Quanto l’uomo nella sua natura sia parte del Tutto, appartenga al Tutto: famiglia, ambiente, universo.
Noi apparteniamo alla nostra famiglia e a tutto ciò che ci  circonda. Siamo  parte dei nostri antenati e continuiamo ad appartenere alle generazioni dell’evoluzione. Siamo la nostra memoria, che è anche Coscienza.
E’ la nostra identità. Al di là di razza, sesso o religione, siamo esseri umani, spirito fisico, parenti della terra e del cielo, del sole e della pioggia, parenti dell’universo intero. Dalla grande energia dell’universo arriviamo e a quella sua grande energia torniamo.
Passato, presente, futuro, insieme.
Le Costellazioni Familiari rispondono a tutto questo e sono senz’altro per me uno dei lavori più potenti e rivoluzionari degli ultimi decenni nel campo della relazione d’aiuto.
E’ un lavoro che si svolge prevalentemente in gruppo (anche se sono possibili sessioni individuali) che può raggiungere terapeuticamente un vasto numero di persone, in un tempo breve. Si arriva a conoscere ciò che è, qui e ora, e si mettono in connessione corpo, sentimenti e anima, senza forzature, senza induzione. Uno spazio e una dinamica che racchiudono una profonda sacralità dovuta al mistero rivelato, senza ingerenze nelle credenze religiose di ciascuno, che restano altro.
Hellinger ha attinto insegnamento e spunti dagli anni vissuti in Sudafrica nelle comunità di famiglie Zulu. Partendo dall’esperienza con queste popolazioni ha riportato alla coscienza occidentale “l’Importanza” degli antenati e le Leggi che regolano i sistemi umani, familiari e sociali: DNA (Descendant Now Ancestor – Discendente Ora Antenato).
In quegli anni ha potuto percepire la forza che interagisce  nei sistemi familiari e che si muove nella totale non-consapevolezza dei componenti. Un’energia vitale e una forza spirituale che si manifestava in tutte le espressioni della realtà, e che la sosteneva. Era la forza dell’amore che legava fra di loro i componenti di una famiglia e che diventava la coscienza e il peso specifico di tutte le parti della vita di quel nucleo.
La ricerca interiore quindi non è soltanto psicologica, ma soprattutto è spirituale nel senso più ampio del termine. Per ricerca spirituale non si intende qui una teoria, una filosofia né una religione; la spiritualità resta sempre collegata al corpo fisico e si manifesta attraverso le emozioni.Ha come traguardo il “divino” che si incarna, si fa esperienza fisica e emozioni attraverso il corpo.  L’atto sessuale come unione d’amore diventa un atto divino nel momento in cui la fusione di due corpi dà vita a un nuovo Essere, con il quale si formerà un nuovo sistema familiare, che si andrà ad aggiungere e interagire al sistema sociale-nazionale di appartenenza (DNA). Tutti apparteniamo a tutti. Per questo tutti abbiamo uno spirito collettivo e un’anima familiare, abbiamo una memoria familiare e una memoria collettiva. Nelle Costellazioni Familiari spesso riemergono fatti dimenticati o anche mai conosciuti, perché l’anima aiuta a ri-cor-dare, a “ridare al cuore”; ad esempio colui che è mancato, dimenticato o che è stato escluso dalla famiglia.
Questo accade grazie a una forza più grande che guida il Tutto. Possiamo chiamarla Energia, Dio, Buddha, o con qualsiasi altro nome, l’importante è riconoscerla e sentirla ricollegata al Tutto, onorarla nell’attenzione e nel rispetto sacrale, dove sacro sta per grande.

Mettersi a disposizione di ciò che è più grande

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Energia-amore, amore-eros-vita, amore-creazione,amore-madre, colei che ci ha dato la vita.
Amore, rispetto profondo per tutti gli esseri viventi, uomini, animali, piante, perché a tutto ciò noi apparteniamo.
Apparteniamo a tutto il bene e a tutto il male del mondo. Il male non potrà essere mai definitivamente sconfitto, perché è necessario e funzionale all’evoluzione umana e dell’intero universo. E’ necessario astenersi dal giudicare il bene e il male perché solo sospendendo il giudizio, abitudine radicata in ognuno di noi, ci viene permesso di accedere ad un altro livello di coscienza. Solo da questa posizione di consapevolezza più elevata e profonda può riemerge una nuova realtà, uno spazio in cui tutti trovano il loro posto, compresi coloro che sono stati “esclusi” in passato, spesso proprio a causa di un giudizio dettato dalla morale di quel tempo.
Astenersi dal giudizio significa guardare oltre i nostri concetti di bene e di male, giusto e sbagliato, torto e ragione.
Non appena nei gruppi viene detto che questo lavoro è totalmente avulso dal giudizio, l’energia ha una bella vibrazione e l’atmosfera della sala cambia. I corpi si rilassano e i visi sono più morbidi e luminosi; la percezione si fa più attenta e vibrante, tanto da far emergere nuove risposte su antiche e perpetuate dinamiche familiari. Questa comprensione restituisce il posto e la dignità ad ogni componente all’interno della famiglia, senza esclusione alcuna.

L’energia della vita non tollera esclusioni


Ad ogni  esclusione la vita stessa è interrotta.
Proviamo a guardare dietro di noi genitori, nonni, bisnonni... percepiamo l’energia e la forza, poi guardiamo ancora e immaginiamoci uno solo di loro improvvisamente scomparire dal gruppo: noi non  avremmo avuto la possibilità di esistere. Da questo nasce una naturale e innegabile gratitudine.
Così non dobbiamo dimenticare che nella nostra vita possono interagire energeticamente non solo le storie dei parenti che direttamente appartengono al nostro sistema famigliare, genitori, nonni, discendenti, ma anche quelle di quei loro fratelli portatori di destini particolari: anche i figli abortiti, i figli morti, i figli   abbandonati o rinnegati, quelli adottati, gli ex coniugi, le donne abbandonate con un figlio non riconosciuto, la sorella del bisnonno morta suicida, lo zio finito in prigione o in manicomio, un grande gruppo di persone che sono venute prima di noi e che per generazioni hanno portato avanti la forza della vita.
Guardare alle dinamiche familiari con lo strumento delle Costellazioni vuol dire acquisire una capacità di percezione che va oltre il pensiero razionale, vuol dire aprire lo spazio al cuore e all’anima. Non si tratta quindi di apprendere delle regole (che sono comunque fondamentali) e applicarle ai vari casi dei clienti come si fa nel metodo cognitivo, ma significa attivare una consapevolezza profonda che ci permette di percepire la presenza degli antenati e dell’energia che ci guida, che è forza guaritrice. Per questo le Costellazioni sono innanzitutto un lavoro spirituale. In questo lavoro la mente arriverà per ultima, dopo che  corpo e anima avranno iniziato il cammino della consapevolezza.
Consapevolezza significa “riconoscere ciò che è” (titolo del primo libro di Hellinger tradotto in italiano). Significa guardare alla nostra vita e a ciò che ci accade anche attraverso la vita dei nostri avi, significa guardare agli antenati e alla loro storia con il rispetto dovuto, significa osservare la loro memoria.
Tutte le antiche civiltà si rifacevano agli antenati e alla loro storia, le culture di ogni epoca in ogni parte del mondo, hanno rappresentato il cammino dell’evoluzione attraverso l’esperienza e la crescita degli avi che prima di loro avevano vissuto e grazie a questo avevano dato loro origini e nascita. Valori che venivano custoditi e tramandati, ma oggi sembrano dimenticati nello scorrere convulso del quotidiano della nostra “civiltà”. Sembriamo aver dimenticato l’importanza della memoria storica, salvo relegarla in commemorazioni stereotipate, distratte e svuotate di significati veri. Sempre più l’uomo fugge via dal riconoscere il mistero e la grandezza della vita, come a voler andare oltre reso inconsapevolmente fragile da un sentimento di superiorità, presunzione e arroganza che lo ha fatto sentire Io-Dio e lo ha allontanato sempre più dalla bellezza, dalla gioia, dalla magia, dalla forza, dall’amore della vita e di tutto ciò che vive, dalla natura.
In ogni micro parte del nostro essere conteniamo e riverberiamo il macro della vita, ma in questa spirale che si ripiega nel senso opposto, è solo con il nostro ego che restiamo “micro” e perdiamo la connessione all’Intero, un ego elevato sopra tutto, pieno di questa incosciente e infantile falsa supremazia che prevarica e distrugge.
E questo per sfuggire al dolore, alla sofferenza….

Detta però in poesia da William Blake
L’uomo è stato fatto per la gioia e il dolore
E quando sappiamo questo chiaramente
Attraversiamo il mondo con sicurezza
Gioia e dolore sono un tessuto pregiato
Un abito per l’anima divina


In questo senso è evocato fortemente, come naturale conseguenza, il bisogno di dare voce e cercare risposte nella spiritualità di lavori come quello di Hellinger.
Riconoscere il valore del legame con i nostri avi, onorare il loro destino permette a noi di riappropriarci in modo più totale delle nostra stessa energia vitale, liberandola da traumi, conflitti, fallimenti, avvenimenti reiterati, “destini” che si trasmettono di generazione in generazione in una sorta di coazione a ripetere di tipo familiare. Un’eredità non certo volontaria da parte di chi ci ha preceduti, ma come esimersi dal nascere e dall’appartenere a quella stessa energia da cui ogni componente di una famiglia ha origine?

“Noi siamo i nostri genitori”


in questo senso, l’affermazione di Hellinger. I figli, i nipoti, continuano ad essere attraversati nella loro esistenza da antiche sofferenze, mancanze; e inconsapevoli, per amore si mettono al servizio del sistema familiare: “lo faccio per te, mamma, lo porto io per te papà, vado io al posto tuo”, in casi davvero più forti si segue il familiare amato persino nella morte. Il figlio si sacrifica volentieri per il sistema e lo fa per amore. E scatta in lui quella meravigliosa incosciente presunzione del “pensiero magico infantile: IO TI SALVERO’”, quello stesso meccanismo che spesso le persone ritrovano nelle loro azioni adulte, nell’illusione onnipotente di salvare qualcuno là dove “io ti salverò” sta per “io ti cambierò”.
Alla radice della soluzione dei problemi c’è un profondo “sì”, un acconsentire al Tutto. Tutto ciò che è stato. Solo in questo sì e nell’inchinarsi sinceramente al destino di chi ci ha preceduti in famiglia, senza giudizio alcuno, possiamo nuovamente attingere all’energia creativa del sistema.
Ogni madre dà la vita, e in quest’atto sacro vita e morte si incontrano, madre e figlio compiono il viaggio per la vita, affrontando insieme anche il rischio di perderla. Quale legame più grande può esserci? Quale miracolo più grande può rappresentarsi? Ecco perché il legame fra madre e figlio è indistruttibile e indivisibile, niente può mai separare ciò che è stato creato da un unione   d’amore dove Eros e Thanatos sono stati insieme la  stessa cosa. Quando il bimbo viene al mondo è come se la morte compiaciuta, in accordo con la vita facesse un passo indietro. Questo è quello che io vedo nella nascita di un bambino. Nel mio lavoro, desiderando aiutare qualcuno devo guardare quel legame, connettermi con l’armonia e la grandezza di quel legame, al di là delle apparenze di separazione che mi si mostrano.
Tutto questo si rivela, viene alla luce ogni volta, durante ogni rappresentazione di Costellazione Familiare.
Ciò che sperimentiamo con questo lavoro è che la forza per la soluzione viene dalla sintonia tra il momento di vita presente, il passato e ciò che mi viene incontro dal futuro. Essere in armonia con tutto questo nasce dall’essere in sintonia con  i propri genitori, perché ognuno può prendere la vita soltanto attraverso loro, con tutte le possibilità e i limiti che arrivano da loro. Questo va riconosciuto e accettato, così com’è.
Alcune volte c’è qualcosa, un evento traumatico, che frena o impedisce questa sintonia. Esporsi al dolore è difficile, rimanere in contatto con un dolore è difficile; più facile è certo creare un movimento per evitarlo, così che spesso si crea un movimento circolare di ripetizione. Questo può accadere anche rispetto a eventi che non hanno investito direttamente la nostra vita, ma ci arrivano dal vissuto di un altro familiare, a volte anche da generazioni lontane, e proprio con quel movimento circolare ripetitivo vanno a trovare origine a ritroso via via anche fino alla storia di un popolo.
Così una persona può recuperare pienamente la propria interezza, sentirsi completa, quando è entrata in contatto con tutto ciò che appartiene alla sua storia, ne ha accettato il tutto, il bene e il male.
Questo è il solo atteggiamento che permette che le cose difficili e spiacevoli della nostra famiglia si trasformino in forza per noi.
Le Costellazioni Familiari, oggi praticate in tutto il mondo, portano il nome di Bert Hellinger, le Costellazioni Familiari sono Bert Hellinger, come dice Ulsamer nel suo libro “Senza radici non si vola”.
Ho avuto l’onore di incontrarlo molte volte in questi dieci anni, e chi come me lo ha visto lavorare ha visto il suo approccio di partecipazione , disponibilità, libertà, rispetto e amore; lo ha visto essere in totale sintonia con il “campo” e con tutto ciò che accoglie in sé, con le sue intuizioni fondamentali sui diversi modi di agire della nostra coscienza.
Ha continuato negli anni ad acquisire nuove conoscenze e a portarle a un livello superiore, dal movimento dell’anima al movimento dello spirito e della “Hellinger scienza” intesa come scienza delle relazioni umane in tutti gli aspetti della vita.